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26 March 2018

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26 March 2018

 

Storia
Per quanto riguarda le vicende storiche dell’abitato, c’è da dire che la maggior parte delle notizie in merito sono state raccolte dal parroco don Pasquale Allegro, deceduto nel novembre 1994.
Secondo la sua ricostruzione storica, il vecchio abitato si trovava, in tempi molto antichi, in contrada “Santa Maria”, un chilometro a sud dell’attuale centro abitato; nella stessa zona, come già si accennava sopra, si trovava l’Abbazia benedettina dedicata a San Mauro.
Per una più esatta collocazione cronologica dell’evento, è necessario tener presente quanto riferisce lo storico Giuseppe Antonini circa la rifondazione dell’antica Abbazia basiliana di San Nazario, avvenuta, secondo lui, nel 1044 ad opera del benedettino Richerio, abate di Monte Cassino dal 1038 al 1055. Ciò farebbe supporre che, all’incirca nello stesso periodo, fu fondata l’antica chiesa di San Mauro gestita e officiata dai benedettini.
Riguardo alle cause che determinarono, nel corso dei secoli successivi, lo spostamento più a nord dell’abitato attuale, sono state formulate varie ipotesi, nessuna delle quali può dirsi risolutiva, in mancanza di notizie precise e documenti storici in proposito.
Reliquie di san Mauro abate
Secondo l’antica tradizione orale, fatta propria dallo stesso don Pasquale Allegro, l’antico abitato in contrada Santa Maria fu distrutto più volte dai Saraceni. Questi eventi che avrebbero determinato il trasferimenti degli abitanti superstiti più a Nord, in un luogo più facilmente difendibile. Si potrebbe però ipotizzare che lo spostamento dell’abitato sia avvenuto per motivi igienico-sanitari, dovuti al prosperare, nelle zone basse e ricche di acqua, della zanzara anofèle vettore della malaria. La questione, in ogni caso, rimane aperta.
Mentre il nuovo abitato si estendeva e si sviluppava alle falde della collina, iniziava, intorno alla metà del XV secolo, la costruzione di una nuova chiesa.
Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Pisciotta, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie.
Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Pisciotta, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

Il Cilento e l’ordine Giovannita
S. Mauro La Bruca e Rodio dal 1200 erano possedimenti dell’Ordine Giovannita, detto poi di Malta, e proprio grazie alla presenza stabile dei Cavalieri i due nuclei rurali si aggregarono fino a diventare città. La scoperta è di una ricercatrice del Cnr di Roma che ha rinvenuto nella National Library of Malta un manoscritto del 1626 e, all’interno di esso, due carte sciolte (acquerelli) datate al 1660 che raffigurano con dovizia di particolari i due paesi del Cilento. I risultati del lavoro di ricerca, che per la prima volta include nell’elenco ufficiale dei possedimenti dell’Ordine questi due centri, sono confluiti nel volume Le città dei cavalieri della dottoressa Antonella Pellettieri, dirigente di ricerca di storia medievale del Cnr e responsabile del progetto internazionale “Territorio e insediamento in Europa e nel Mediterraneo” (in cui rientra lo studio dedicato agli ordini cavallereschi). La scoperta della dottoressa Antonella Pellettieri include a pieno titolo i due centri tra i possedimenti dell’Ordine, legandoli inscindibilmente alla storia dei Cavalieri Giovanniti che lottavano per liberare il Santo Sepolcro, ma avevano come missione anche la cura dei malati, l’assistenza ai poveri e l’aiuto ai pellegrini. Dai possedimenti più lontani dalle vie di comunicazione per Gerusalemme traevano derrate alimentari e rendite che servivano a finanziare la loro opera e la guerra santa. E questo doveva essere il ruolo anche di Rodio, la cui denominazione richiama l’isola di Rodi, sede dell’ordine, e S. Mauro La Bruca, il cui stemma comunale è identico a quello dei cavalieri di Malta.

Fonte: Wikipedia

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